Quando un prodotto o un servizio può essere considerato ‘caro’ e quando, invece, possiamo definirlo ‘costoso’? Sapete, la domanda è meno banale di ciò che possa sembrare, perché dietro di essa si cela una riflessione che è giusto provare a fare insieme. Procediamo con calma, ok?

 

Un bene, sia esso un oggetto, un viaggio o qualcosa di meno tangibile come una consulenza, ha un valore di mercato che, salvo spiacevoli o fortunate eccezioni, è proporzionale alla sua qualità. Ciò significa che è costoso nel momento in cui richieda una spesa considerevole. Viceversa, il bene in vendita è caro nel momento in cui presenta un prezzo superiore rispetto a quello che noi percepiamo come adeguato.

 

Fatta questa scocciante premessa, smetto di fare il professorino e vado dritto al nocciolo della questione: le cose di valore devono essere pagate il giusto. E lo sapete perché? Perché è proprio il costo che siamo chiamati ad affrontare che ci dà delle garanzie: un servizio di qualità, efficiente, erogato da comprovati professionisti garantisce un risultato finale all’altezza delle aspettative. ‘Costoso’, in questo senso, diventa un termine con un’accezione positiva.

 

Per fare un esempio semplicissimo, anche se credo che non ne abbiate bisogno: 60 euro sarebbe un prezzo caro se noi stessimo acquistando una cena in un fast food, ma sarebbe ‘solo’ costoso se pagato ad un ristorante di pesce di prima qualità.

Tutti noi siamo consumatori, anche chi possiede una propria attività privata e ogni giorno ragiona sulla legge della domanda e dell’offerta. In quanto consumatori, dovremmo allenarci a non confondere più le parole ‘caro’ e ‘costoso’ e abituarci a cogliere, sempre, il senso dei due aggettivi, per utilizzarli nel modo corretto.

 

Dunque, quando vi trovate a pensare o a sostenere ad alta voce: “Cavolo, questa cosa è cara!”, provate a fermarvi un attimo e a domandarvi se è davvero così, se l’oggetto è davvero troppo impegnativo rispetto al suo valore. Ecco, valore è un’altra parola che mi piace. Chiedetevi se il bene che state valutando di acquistare sia di valore, se offra una serie di vantaggi e di garanzie di qualità che ne giustificano la richiesta. Chiedetevi quali materiali richiede la sua realizzazione, quali competenze sono messe in campo, quanto tempo occorra per svilupparlo, che tipo di attrezzature. E alla fine, fatevi di nuovo la domanda iniziale: il costo richiesto è davvero eccessivo?

 

Ok, ma dove voglio arrivare? Beh, io sono un fotografo specializzato nella fotografia newborn e di gravidanze. Per offrire questo servizio sono passato attraverso una serie di studi, corsi, esercitazioni ed esperimenti privati. Ci ho messo tempo, tantissimo tempo, per arrivare al punto di sentirmi pronto a offrire un servizio così specializzato. Non si tratta solo di curare la tecnica, ma anche di comprendere una serie di dettagli del lavoro, che poi dettagli non sono affatto. Ad esempio, sapete come porsi nei confronti del piccolo? Come metterlo a proprio agio? La temperatura giusta dell’ambiente per assicurare il suo benessere? O ancora, come ci si comporta quando si vuole fotografare un piccoletto mentre dorme? Come ci si pone con i genitori, che di certo non sono professionisti del set e hanno bisogno di essere guidati e aiutati a rilassarsi? 

 

Ve lo dico sinceramente: per quanto un professionista possa essere abile e intuitivo, non conoscerà mai le risposte a questi quesiti se prima non ha affrontato un percorso di formazione adatto. Ed è per questo che torno al tema iniziale: quanto vale un servizio fotografico così?

 

E poi non è solo quello: io non voglio solo scattare foto di qualità, belle. Il mio intento è quello di catturare i momenti. Perché ci sono momenti che non si possono replicare, che escono fuori spontanei, istintivi, dall’interazione straordinaria tra il bambino e i suoi genitori. Attimi in cui il piccolo dorme con una posa beata, in cui sbadiglia buffamente, in cui una smorfia lo caratterizza in maniera straordinaria. Cerco di imprimere il momento e di restituirlo nella sua essenza, di raccontare la vostra storia attraverso il vocabolario straordinario dell’istantanea.